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Holly e Benji: un’Iliade in campo

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Uno dei cartoni animati più amati, ora è anche un videogioco per smartphone.  Per chi ama il calcio e le avventure di Oliver Hutton e del portiere Benjamin Price è possibile scaricare il game che ha come titolo Captain Tsubasa: Dream  Team, il nome originale dell’anime.

Holly e BenjiOra, tuffandoci in un passato non lontano, riproposto sempre nel palinsesto della TV, come non ricordare la sfida Holly vs. Lenders? Ecco, per pochissimi immemori, una  virtuale telecronaca co-condotta dal duo più simbiotico di  “Quelli che il calcio”. Per loro e per tutti, un frustulo nel wiki-versus di Luca e Paolo:
Si gioca così la finale tra New Team e Toho. Nei primi minuti Lenders segna il gol del vantaggio per la Toho con il tiger shot ma pochi minuti dopo Holly segna con il drive shot.
Mark Lenders segna altri due gol e porta il risultato sul 3-1 per la Toho. Sembra finita, ma Holly non si arrende: nei minuti finali del primo tempo Holly accorcia le distanze ribattendo il tiro della tigre di Lenders.

Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta: e l’episodio nipponico, a mio avviso, non poteva chiudersi diversamente. Ita est!
I Greci ne sapevano qualcosa, loro che inventarono le Olimpiadi ma non la menzogna dell'”importante è partecipare”. Era la vittoria che contava, al punto che la personificavano in Nike: un dono, più che un risultato.
Concessa dagli dei, le sue ali potevano ombrarsi per la tragedia sempre incombente, e infatti l’Iliade si chiude, anziché sulla vittoria dei greci, sul funerale di un troiano: così tanto la sconfitta è più profonda della vittoria
(Valerio Capasa).
Ora, in che modo collimare la saga di Boing TV con la cultura antica?  [Sento già  scendere in campo dei filologi legulei, stile Azzeccagarbugli: capaci di adorare le ceneri di un fuoco, senza esserne Vestali.
Che direbbero costoro di questa azzardata comparazione? Francamente, poco interessa. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire (il mondo intorno a sé)].
Beh,  intanto, esiste una letteratura minore nel regno del calcio, che è degna di attenzione. Minima et moralia, forse, ma è bene dirselo!
Una ricodificazione, che fa tifare corpo e mente, più anima, aggiungerei io! Inizio a ricordare, a tal proposito, il motto juventino attribuito a Paolo di Tarso (“non coronabitur nisi qui legitime certaverit”, più o meno “non sia incoronato se non chi ha combattuto secondo le regole”) per alzare l’asticella dei concitati stadi di oggi.
Non mi fermo qui: anche in Inghilterra la lingua romana è molto più diffusa rispetto a quanto ci si aspetterebbe – tralasciando i toponimi di città e quindi di club, dove la presenza in varie forme del termine “chester” (Manchester, Colchester, Leicester) indica una fondazione, derivando da castrum – perché non sono affatto infrequenti riciclaggi di frasari antichi.
Così ecco il Manchester City sfoggiare “superbia in proelia”, i Blackburn Rovers la concordanza all’ablativo “arte et labore”, il Sunderland “consectatio excellentiae”.
Ancora: In Scozia il Kilmarnock mostra con orgoglio la parola “confidemus”, l’Elgin City “sic itur ad astra” e il Queen’s Park di Glasgow “ludere causa ludendi”, letteralmente “giocare per giocare”, un meraviglioso  slogan per l’esaltazione del divertimento della pratica calcistica.
Insomma, Classico da striscione! Ora, qualche serpe, leggendo tutto ciò, inizierà a strisciare,  aguzzando la lingua da qualche parte.
Eheu miser! Spero di non fare la fine di Laocoonte!
Personalmente, aggravando la situazione, rivedo Benji pure nell’eroe greco Diomede, quando scese sul campo di battaglia col fuoco dell’audacia, che la dea Atena gli aveva acceso in cuore ed in Holly la forza della fragilità dell’epopea iliadica come per chi non senza qualche nume infuria così, qualcuno vicino, gli fu degli immortali.
Sarò audace? Forse, ma altro dir(vi) non vo’, se non canticchiando a mo’ di giustifica:

Holly si allena tirando i rigori,

Benji si allena parando i rigori.

Sembran partite gli allenamenti,

tanta è la classe dei due contendenti.

S. Arbitro, mi aspetto il cartellino rosso! Ahahahah

Prof. Francesco Polopoli