Lamezia. Studenti dell’Ite De Fazio intervistano Francesco Mastroianni

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L’Ite De Fazio di Lamezia Terme intervista Francesco Mastroianni, titolare di Casa Mastroianni

Una mattinata sicuramente diversa dal solito quella vissuta da alcuni studenti della redazione del giornale dell’istituto lametino “Valentino De Fazio” che, circondati da prelibatezze dolciarie di tutti i tipi e per tutti i gusti, hanno rivolto alcune domande a Francesco Mastroianni, titolare di Casa Mastroianni. Mastroianni è una vera e propria istituzione lametina, ormai conosciuto anche a livello nazionale e internazionale grazie alla bontà dei suoi gelati e ai numerosi premi vinti durante la lunga carriera che l’asso del gelato ha ormai alle spalle e che è partita da una tradizione tramandata dal nonno e poi di padre in figlio, in un continuo connubio di innovazione e tradizione portati avanti con un unico obiettivo: puntare alla qualità.

Buongiorno, come è nata la sua attività? Quali influenze hanno avuto i suoi genitori? Perché ad oggi si chiama “Casa Mastroianni”?
“Buongiorno, grazie per la visita, sono onorato perché ho frequentato anch’io la Ragioneria negli anni ’90, per poi percorrere all’azienda familiare. L’attività nasce come “Bar Mastroianni” nel ‘69, per poi trasformarsi in “Cantagalli” negli anni ’80 e io ho poi sviluppato un franchising e ho aperto dei locali in tutta Italia, però ho voluto dare lustro dove la mia famiglia era nata, in questi quartieri di Lamezia Terme e di Sambiase, quindi riportando agli antichi albori “Bar Mastroianni” che ora si chiama “Casa Mastroianni ‘69””.
I ricordi della sua infanzia influiscono nella preparazione dei suoi dolci?
“No questo no, perché la mia infanzia è stata dedicata ad altro, sempre essendoci alle spalle la tradizione familiare del bar, del ristorante e della pasticceria”.
Cosa può insegnare la tradizione calabrese alla pasticceria?
“La tradizione calabrese come mondo dolciario ha ben poco perché la Calabria ha un’influenza da parte reggina di maestri siciliani e poi da parte cosentina l’influenza campana-napoletana, quindi ha una tradizione molto povera come pasticceria”.
Quale dolce rappresenta di più la sua personalità?
“Quello che mi rappresenta è il gelato perché poi ho cercato di studiare e di inventare dei gusti come fichi della piana, cuor di Brontolo e tanti altri che poi nei concorsi internazionali hanno vinto dei premi”.

Nei suoi viaggi cosa l’ha colpita di più e soprattutto nell’esperienza all’EXPO?
“L’esperienza all’EXPO è stata un’esperienza bellissima, l’unico rammarico è che purtroppo non l’ho fatto con la regione Calabria ma con la regione Sicilia perché non avevano i fondi per questa manifestazione, ma è stata una bella esperienza”.
Quali sono gli elementi per restare sul mercato?
“Questo possiamo chiederlo a mio fratello. Soprattutto le materie prime, lavorare sulla qualità e non sulla quantità, avere un prodotto artigianale e non industriale, questa è la forza principale”.
Vorrei rivolgere un’ultima domanda, ho visto che fate il gelato ai fichi, i fichi sono proprio rappresentativi della tradizione Calabrese.
“Sì, fanno parte della tradizione calabrese. Questa idea l’ho avuta perché sono amico dei Colavolpe” (L’Azienda Nicola Colavolpe & C., che conserva il nome del suo fondatore di origini amalfitane trasferitosi a Belmonte Calabro dove fondò l’azienda che nel 1910 presentò sul mercato le “Crocette di fichi”, n.d.r.).

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