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Lamezia. Gli studenti del Liceo scientifico Galilei ricordano la Shoah

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Lamezia. Gli studenti del Liceo scientifico Galilei ricordano la Shoah

E’ un ricordo silenzioso quello dei ragazzi del Liceo Scientifico Galilei e dei loro docenti di storia, nel giorno della memoria, oggi 27 gennaio

Nessun convegno, nessun film, nessuna celebrazione particolare.

Solo un “nome”, un nome portato sul petto: così oggi Sara ha scelto di ricordare Gattegno Loia, perché aveva solo 9 mesi quando è stato deportato; Paolo ricorda Alberto Della Volta, compagno di prigionia di Primo Levi; Federico ricorda Franco Cetrelli, quattordicenne deportato perché partigiano, Greta ricorda Regina Jones la prima rabbina ebrea deportata anche lei ad Auschwitz; Giuseppe ricorda Gisela Perl, che ad Auschwitz fede partorire alcune donne ebree. E tanti, tanti altri nomi, di bambini, bambine, uomini e donne accomunati da un tragico destino.

“Un nome, non un numero, perché le persone si ricordano con i loro nomi.” – affermano le docenti di storia e filosofia del Liceo – “Questo nome è stato da ogni ragazzo trascritto su una Stella di Davide e portato sul petto. Vogliamo che la memoria individuale si incontri con la storia collettiva. Che in questo giorno i ragazzi, mentre salgono le scale della scuola o mentre sono seduti tra i banchi, mentre si salutano nei corridoi, mentre leggono, scrivono, imparano, ricordino la persona con il nome che hanno sul petto.”

Il Dirigente Scolastico, Prof.ssa Teresa Goffredo sottolinea: “Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, è diventato una delle date fondamentali del calendario scolastico. Di fatto, la giornata istituzionale non deve diventare una mera celebrazione, limitata nel tempo e avulsa dalla prassi, ma deve essere sottoposta ad una mediazione didattica che la renda significativa per l’apprendimento della storia e per la formazione dell’individuo. Lodevole dunque qualunque iniziativa che, in questo giorno, promuova non un momento di solennità staccato dalla didattica, ma una percezione reale il cui senso dell’alterità prevalga su quello dell’appartenenza”.