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Lost in…Patrick Melrose: miniserie drammatica con Benedict Cumberbatch

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Per il nuovo appuntamento di Lost in… proponiamo la recensione di Patrick Melrose, una miniserie britannico-statunitense uscita nel 2018 e tratta dal ciclo di romanzi de i Melrose di Edward St Aubyn

Ideata da David Nicholls e con la regia di Edward Berder, la miniserie è composta da cinque episodi, ognuno dei quali rappresenta l’adattamento di un corrispettivo volume della raccolta narrativa. La storia si rifà alla vita dello stesso autore, quindi dello stesso Aubyn, cresciuto, suo malgrado, in una famiglia disfunzionale dell’alta borghesia.

Patrick Melrose, interpretato da un eccezionale Benedict Cumberbatch, è un tossicodipendente con gravi problemi di alcolismo che deve recarsi a New York dopo essere stato informato riguardo alla morte del padre. Il protagonista è legato a quest’ultimo da ricordi piuttosto dolorosi, pesanti e disumani risalenti a moltissimi anni prima. Ciò lo condurrà in un sanguinoso faccia a faccia con sé stesso, con i propri demoni infantili mai sopiti, quindi con gli abusi sessuali paterni e l’instabilità psichica della madre che, pur essendo a conoscenza di un tale abominio, non è mai intervenuta.

Le vicende pertanto si accavallano a flashback dal forte impatto emotivo, passando per diverse e significative tappe: un passato straziante e opprimente, la collaterale dipendenza dall’eroina e dall’alcool, il percorso di guarigione, il matrimonio e il mettere su famiglia.

La serie racconta quindi una dura presa di coscienza da parte di Patrick, la sua immensa e lancinante sofferenza, la sua rabbia, il suo viscerale risentimento, la sua tendenza autodistruttiva, il suo autolesionismo di fondo, il tentativo disperato di liberarsi dal passato ad ogni costo, anche a quello della vita. Melrose affonda letteralmente nei meandri più bui dell’animo e della psiche; si perde nella sua spirale di alcool, droga e morte; è attorniato da una cupa atmosfera di decadenza, è dilaniato dagli errori genitoriali e dal loro impatto ingombrante sul presente.

Arriva però una svolta: quando il personaggio appare del tutto irrecuperabile, un nuovo senso e una succedanea voglia di reagire lo accoglie.

Patrick allora si interroga sull’esistenza di un’alternativa a questo suo modo di vivere che poi in realtà rappresenta una mera, stentata e contradditoria maniera di sopravvivere sconnettendosi da sé stesso. L’uomo in sostanza si interroga sulla possibilità di una via di fuga dall’alcool, dalla droga e soprattutto dal palesato annullamento di sé.

In un complicatissimo percorso di ricostruzione quindi,  Melrose ci regala un essenziale insegnamento di vita: l’accettazione e il perdono, seppure tra difficoltà comprensibili ed umane cadute.

Con la sua latente profondità, con la sua intelligenza, con quel suo umorismo misto a dolore, Patrick Melrose conduce lo spettatore a tifare intimamente per un giusto lieto fine da regalare ad un uomo inquieto e dal percorso di vita esageratamente travagliato ed ingiusto.

Si tratta di una serie tv veramente intensa della quale rimane impressa nella mente soprattutto la performance di Benedict Cumberbatch, già conosciuto ai più per la sua superba interpretazione di Sherlock Holmes nella fortunata serie tv Sherlock della BBC, nonché per la sua prestazione magistrale in The imitation game, nei panni del matematico e crittoanalista Alan Turing.

In Patrick Melrose, Cumberbatch, data la sua evidente versatilità, e a conferma inoltre del suo particolare e reale talento, regala al pubblico momenti di emozione, sgomento e infine sollievo, battendo persino la fotografia e la regia in quanto ad incisività.

Consigliamo questa serie tv a tutti i fans di questo meraviglioso attore.

Simona Barba Castagnaro