Ma ville qui meurt

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MA VILLE QUI MEURT

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura e di legalità?

TRECCANI

Sfogliando il vocabolario: “cultura s. f. [dal lat. cultura, der. di colĕre «coltivare», part. pass. cultus; nel sign. 2, per influenza del ted. Kultur]. – L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo”, e poi “legalità s. f. [der. di legale]. – 1. L’essere conforme alla legge e a quanto è da questa prescritto: ldi un attodi un provvedimentodei mezzi adoperatidi una convocazionericonoscereconfutare la ldi un’azione2. Situazione conforme alle leggi: rimanererientrare nella l., nei limiti prescritti o consentiti dall’ordinamento giuridico; analogam., uscire dalla legalità.”

Ora, siamo in un determinato periodo storico e politico nel quale le due parole sono di uso comune, qua a Lamezia Terme: perché non c’è il sindaco, mandato via perché travolto da un -quantomeno curioso, diciamo così- scioglimento per mafia, e perché a farne malamente le veci c’è una terna commissariale che sostanzialmente ha messo sotto una campana di vetro la città.

CENTRO NEVRALGICO DI CULTURA

Negli ultimi anni Lamezia -e non lo dice un lametino che potrebbe essere tacciato di campanilismo, ma tutti quelli che della città hanno una visione esterna- è uno dei punti più caldi della Calabria sotto il profilo della vivacità culturale: raramente (mai?) si era visto, negli anni, un tale fiorire di iniziative che spaziano nei campi più vari, dal cinema alla musica, dal teatro alle arti di strada ai Festival (contro le mafie, di cinema, di musica) teatro per bambini, fino ad una movida notturna che può contare su tantissimi piccoli locali -a memoria se ne contano almeno nove, tra pub, wine bar, ristoranti e osterie tipiche e non, uno dopo l’altro, solo da Piazza Mercato Vecchio fino a Via Garibaldi- che offrono quanto di meglio si possa sperare per passare una serata in giro per il centro storico.

Eppure, non c’è campo che non sia stato toccato, seppur tangenzialmente, da una sorta di recrudescenza proibizionista in senso lato: e non si usa il termine a sproposito.

Da circa otto mesi ormai (si facciano i conti del caso), non c’è immobile di uso comunale adibito alla comunità o manifestazione di piazza e/o popolare che non sia stato toccato dal verbo “proibire” -utilizzato nella quasi totalità delle volte a sproposito- dall’attuale gestione comunale.

Lamezia faceva invidia, fino a pochissimo tempo fa, a parecchie città del meridione e non solo, per poter contare su ben tre strutture teatrali, adibite di volta in volta a cinema o propriamente teatro: addirittura, due furono luogo di acclamate e ghiotte residenze teatrali(mi aiuta anche qui la Treccani: “residènza teatrale locuz. sost. f. – Il teatro o un qualsiasi spazio teatralizzabile (quali piazze, aree archeologiche, fabbriche dimesse, ecc.) messi a disposizione a una compagnia professionale da enti pubblici (comuni, province, ecc.) per creare spettacoli, promuovere attività culturali, organizzare laboratori di formazione (anche di educazione del pubblico) e avviare iniziative connesse con la messa in scena, sulla base di un progetto culturale (di durata variabile) legato a un territorio”).

Risale invece solamente all’estate scorsa la graduatoria dei progetti proposti e accolti della Regione Calabria finanziati dall’Unione Europea tramite Fondi PAC 2014-2020, dove nei soli primi quaranta posti ben otto (8 su 40 vuol dire 1/5) erano lametini.

Ebbene, si potrebbe pensare, dall’esterno, che se Lamezia attende ben 2 milioni di euro  sparsi e spesi per i diversi nove progetti, non ci sia niente che tenga a che la città, e l’Amministrazione, si tengano ben stretti i progetti che possono portare un indotto notevole e considerevole in termini economici, di visibilità e di turismo. Invece no.

Complice l’intervento della nuova Circolare cd Gabrielli del 7 giugno 2017, che regola e precisa maggiormente i dettagli al riguardo delle manifestazioni pubbliche, sono stati oggetto di NO amministrativo: ogni attività -culturale, ne consegue- presso il teatro Comunale Grandinetti (dove gravavano ben quattro progetti sugli otto ammessi ai Fondi PAC), ogni attività presso il Cinema Teatro Umberto, ogni attività presso il Teatro Costabile ex Politeama, ogni attività presso lo stadio Comunale Guido D’Ippolito, il campo sportivo Gianni Renda a Savutano, il campo sportivo frazione di Fronti, il campo sportivo Remo Provenzano di via dei Bizantini, la palestra dell’istituto comprensivo Gatti di via Amendola, la palestra dell’Istituto Agrario di Savutano, il palazzetto dello sport “Alfio Sparti”; nonchè sono state poste notevoli restrizioni per quanto riguarda lo svolgimento delle fiere patronali, e vietata la vendita di alcolici per tutto il periodo dal 20 al 24 giugno in concomitanza con il Festival Trame (festival contro le mafie) a tutti (sic) i locali pubblici, e chiusa al pubblico la Biblioteca Comunale sempre nel periodo sopra citato.

Ora: non si starà certo a dire sulla legittimità o meno di tali chiusure, dovute a “vizi di forma” e soprattutto mancanza di volontà e di prese di responsabilità in special modo dei dirigenti del Comune di Lamezia Terme; né si starà a dire che ad una chiusura dovrebbe precedere un’ordinanza nella quale se ne spiegano i motivi in maniera dettagliata e seguire un atto che illustri il piano di riapertura (sebbene la mancanza di tali elementi metta in dubbio proprio la legittimità di tali chiusure de ipso….).

No, niente di tutto questo sarà dibattuto perché è stato, viene e sarà fatto ampiamente altrove -seppure spesso a sproposito.

MA VILLE QUI MEURT

Solo, per concludere, si vorrebbe tornare al punto di partenza.

Tutto quello che si è detto sopra, è sostanzialmente una prefazione: per far capire, oggi, come l’Amministrazione intende il significato di “legalità” e “cultura”, il primo affermandolo alla lettera senza interrogarsi sulle circostanze, che sono pure essenziali, il secondo subiettandolo ad una serie di “scartoffie” e vizi di forma che di fatto ne bloccano lo sviluppo. Fondamentale, questo va detto, per una presa di coscienza piena su cosa sia realmente la legalità (e in questo inciso sta tutto il senso di quello che sta accudendo).

Una prefazione alla mostra dello stato di degrado della villa centrale di Lamezia Nicastro: una villa recentemente (due amministrazioni fa) riammodernata e almeno nelle intenzioni novella agorà naturalistica al centro città. Una villa che, mentre ci si preoccupava di chiudere teatri, biblioteche, stadi e cinema; mentre ci si opponeva fermamente agli ambulanti durante le due fiere patronali del giugno appena trascorso; veniva letteralmente sommersa da macchine, autovetture, automobili che approfittando di qualsivoglia vigilanza su ciò che conta davvero hanno parcheggiato selvaggiamente sulle radici degli alberi. Una villa che, sempre durante il proibizionismo di sopra, era luogo di abusivismo commerciale alimentare. Due circostanze che, in concomitanza con l’assoluta protervia e/o incuria degli uffici amministrativi, hanno fatto si che il luogo verde per eccellenza risultasse, oggi, quella cloaca che si vede agevolmente nelle foto.

Una villa che ospita(va?) anche un mini parco giochi per bambini invasa da schifezze di ogni tipo che in misura abnorme insozzano il piccolo parco, nella continuata indifferenza comunale.

 

GIANLORENZO FRANZI’

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