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Una strana epidemia la(me)tina

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Sintomi: Topi sottopelle, farfalle nelle orecchie.


strana epidemia la(me)tinaMolte voci che indicano parti del corpo sono in realtà metafore ormai morte, che risalgono a tempi lontani della nostra storia linguistica e che non avvertiamo più come tali.
Per esempio i nostri Muscoli e il Padiglione del nostro orecchio sono parole che derivano dall’osservazione degli animali e dalla loro somiglianza con queste parti del corpo.
Il termine muscolo (attestato dal 1340 circa) viene dal lat. musculus, diminutivo di mus, topo, che dal senso originario di “piccolo topo”, era passato ad indicare il “muscolo”, per la somiglianza dei movimenti guizzanti.
Slittamento concettuale avvenuto, tra le altre cose, grazie ad un’Eredità, quella greca, e non di Ama-deus!
Per la serie, una buona precedenza, come per un incrocio: una svolta vigile prima che tutte le strade portassero a Roma, insomma!
La parola padiglione (dalla fine del secolo XIII) deriva, invece, dal lat. tardo pupilio, “farfalla”, che simultaneamente aveva assunto anche il significato di “tenda militare” (per l’aspetto delle tende di un accampamento che, viste da un’altura, sembravano tante farfalle).
Ed è con questo  tratto semantico che il lemma entra nella lingua italiana, ma anche con quello di “parte espansa dell’orecchio esterno”, per la sua somiglianza con le ali di questo lepidottero.
Terapia: l’etimologia (attraverso  la consultazione  ragionata di un buon vocabolario):

Dizionario, tu non sei

tomba, sepolcro, feretro,

tumulo, mausoleo,

tu sei preservazione,

fuoco nascosto,

piantagione di rubini,

perpetuità vivente

dell’essenza,

granaio dell’idioma.

Ed è bello

raccogliere nelle tue file

le parole

della stirpe,

la severa

e dimenticata

sentenza,

figlia della terra che dimori,

indurita

come vomere di aratro,

ferma nel suo limite

di antiquato attrezzo,

preservata

con la sua bellezza esatta

e la durezza di medaglia.

O l’altra

parola

che lì vedemmo perduta

nelle righe

e che immediatamente

si fece saporita e liscia nella nostra bocca

come una mandorla

o tenera come un fico.

(Pablo Neruda)

Il fico, sì, come l’albero, su cui si affacciava la casa di Lucia Mondella nei Promessi Sposi: torniamo a Manzoni per risciacquare i panni in Arno, che è come dire anche “rivisitiamo Dante”, il padre bilingue della letteratura italiana: volgare e latino, a dosi quotidiane, conclude il bugiardino!

Prof. Francesco Polopoli