Trame 7, Piero Melati traccia la storia della mafia in cento date simbolo

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Dalla strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947 fino alla morte di Bernardo Provenzano dello scorso anno; in mezzo cento date simbolo e settant’anni di storia della mafia dal dopoguerra a oggi, un significativo pezzo di storia della intera Italia repubblicana raccolto tra le pagine di “Giorni di mafia. Dal 1950 a oggi: quando, chi, come” (Laterza), l’ultima fatica di Piero Melati, giornalista palermitano che nella sua lunga carriera ha seguito anche la seconda guerra di mafia e il primo maxiprocesso a Cosa Nostra.

Nell’incontro tenuto durante la seconda giornata di Trame Festival con la scrittrice e giornalista messinese Bianca Stancatelli, Melati ha ripercorso le fasi più salienti della storia della criminalità siciliana raccontando le stragi e i delitti più efferati, ma anche i rapporti con lo Stato, il traffico di sostanze stupefacenti e tutti gli altri atti dei quali, nel corso dei decenni, la mafia si è servita per affermare la propria posizione all’interno del tessuto sociale nazionale.
Un lavoro minuzioso, che non si concentra esclusivamente sugli omicidi eccellenti, come le stragi di Capaci e via D’Amelio delle quali quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario, ma anche su quelle vicende meno note al grande pubblico, sui libri e i film che hanno trattato il fenomeno mafioso. Piero Melati parte dal 5 luglio 1950 con l’uccisione del bandito Salvatore Giuliano, protagonista dell’eccidio di Portella della Ginestra, prima strage dell’Italia repubblicana, e braccio armato del movimento separatista siciliano, delitto mai del tutto chiarito, «il mistero dei misteri» come dice l’autore.

Bianca Stancatelli e Piero Melati

Scandagliando l’opera, Piero Melati e Bianca Stancatelli citano altri omicidi oscuri, come quello di Claudio Domino, un bambino di undici anni, ucciso il 7 ottobre 1986 nel bel mezzo del maxiprocesso di Palermo contro i vertici della cupola di Cosa Nostra. La famiglia della giovanissima vittima aveva ottenuto l’appalto delle pulizie dell’aula bunker del processo che diede finalmente una identità alla mafia; una circostanza che quantomeno suscita qualche riflessione. Si è parlato anche di altri assassinii misconosciuti come quello del giornalista del Giornale di Sicilia Mario Francese accaduto il 26 gennaio 1979. Francese fu il primo a scrivere dei malaffari delle sempre più crescenti famiglie corleonesi che da lì a una manciata di anni avrebbero provocato la sanguinosa seconda guerra di mafia. Il cronista di origini siracusane, a causa di una «cecità faziosa» da parte di colleghi giornalisti e società civile, ha avuto il pieno riconoscimento a vittima di mafia soltanto molti anni dopo il suo brutale omicidio. Un libro importante e sentito quello scritto da Melati, per molti anni viceredattore capo de “Il Venerdì di Repubblica”, «un libro che racconta la storia della mafia – dice la Stancatelli – e la tratta come un fenomeno culturale».

Antonio Pagliuso

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