Trame.8, il presente e il futuro del giornalismo nel Mezzogiorno

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Trame 8, giornalismo nel Mezzogiorno

Nell’incontro “Editoria e giornalismo nel Mezzogiorno” ospiti Lino Morgante (Gazzetta del Sud) e Marco Romano (Giornale di Sicilia).

Due grandi e storiche testate unite in una unica società per diventare «il più grande gruppo editoriale a sud di Napoli.»
Un progetto diventato realtà e del quale si è parlato ieri a Trame festival dei libri sulle mafie.
Nell’incontro denominato “Editoria e giornalismo nel Mezzogiorno”, Lino Morgante (direttore della Gazzetta del Sud) e Marco Romano (direttore del Giornale di Sicilia) hanno discusso a trecentosessanta gradi dell’unione dei due giornali in un solo progetto che «potenzialmente si rivolge a sette milioni di persone», vale a dire l’intera Calabria e l’intera Sicilia.

Perché, in un momento in un cui la carta stampata è in crisi – non soltanto nel Mezzogiorno, ma in tutta Italia e nel mondo –, due testate tanto importanti decidono di unirsi? Questo si chiede Gaetano Savatteri, direttore artistico del festival e coordinatore dell’incontro.

«Abbiamo voluto unire queste due regioni, la Calabria e la Sicilia, per le grandi potenzialità comuni – dice Lino Morgante – e per la nostra vocazione meridionalista, nel senso migliore del termine.» Un sodalizio che può portare vantaggi al giornalismo nel Mezzogiorno.
Sulla fusione precisa Marco Romano: «Sono due giornali che si fondono ma che continueranno a viaggiare autonomamente». Insieme per servire ancor meglio il territorio.

Scegliere l’informazione giusta

«Oggi ci si accontenta di una informazione mordi e fuggi – prosegue Morgante –, ma la qualità è importante, sia per chi la fa ma anche per chi ne usufruisce.» Leggendo da una testata storica, si sa il lavoro qualitativo che c’è dietro, è riconoscibile una tracciabilità e perciò l’intento del direttore della Gazzetta del Sud è quello di indurre il lettore a discernere la notizia divulgata da un giornale di lunga esperienza e quella pescata dal mare magnum del web: scegliere l’informazione giusta.

Ricordo a Mario Francese

Ricordo doveroso, in un festival dedicato anche alla memoria, a Mario Francese, giornalista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979.
Savatteri ricorda la critica mossa dal giornale fondato a Palermo verso la fiction Mediaset “Liberi Sognatori, Delitto di mafia” dedicata a Francese; fiction rea di una superficiale ricostruzione dei fatti, lontana dalla verità processuale.
Sottolinea Marco Romano: «Per anni Mario Francese ha scritto sul Giornale di Sicilia cose che nessuno aveva il coraggio di scrivere. Lui è stato il primo a raccontare le gerarchie della mafia e il giornale non glielo ha mai impedito.»

I giovani e il giornalismo che verrà

Gaetano Savatteri ha, infine, interrogato i due direttori sulle possibilità che i giovani potranno avere nel giornalismo del futuro prossimo.
Lino Morgante non nasconde le difficoltà attuali che attanagliano il mondo del giornalismo: «Oggi il giornalista deve essere molto colto perché la realtà è molto più complessa rispetto a qualche decennio fa. Oggi esistono giornalisti bravi sulla rete, altri sulla carta stampata, altri in radio, ma è più difficile trovare qualcuno che sia bravo a far tutto.»
D’accordo sulla riflessione Marco Romano che aggiunge: «Come in tutte le professioni bisogna avere il sacro fuoco dentro, ma probabilmente siamo anche noi a insegnare meno ai ragazzi.» E le ragioni principali sarebbero nella velocità con la quale la notizia circola, che non lascia troppo spazio all’approfondimento. Perché nel giornalismo moderno «è importante saper dare la notizia bene, ma anche prima.»

Antonio Pagliuso

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