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Concluso il workshop Mettersi in gioco nell’ambito del progetto Vacantiandu 2017

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partecipanti workshop Mettersi in gioco

partecipanti workshop Mettersi in gioco

Circa trenta i partecipanti al workshop Mettersi in gioco, conclusosi con successo e inserito nell’ambito del progetto Vacantiandu 2017 con la direzione artistica di Diego Ruiz e Nicola Morelli e la direzione amministrativa di Walter Vasta.

workshop Mettersi in gioco
I partecipanti al workshop Mettersi in gioco

Finanziato dalla Regione Calabria con i fondi Pac (Programma di azione e coesione), il workshop è stato condotto da Francesco Marino, formatore e coach, insegnante di recitazione, attore e regista, da febbraio a marzo, in quattro incontri della durata di 6 ore ciascuno.
A chiusura del laboratorio a tutti i partecipanti è stato consegnato un attestato di frequenza. Il percorso formativo si è articolato tra teatro e vita, tra lavoro in teatro e lavoro professionale, soffermanndosi anche sul lavoro mirato alla costruzione e alla conoscenza di se stessi e alla comprensione dei nostri atteggiamenti di fronte alle difficoltà, agli obiettivi da raggiungere e nelle relazioni con gli altri.
Si è trattato di un laboratorio esperienziale che, dopo aver indagato sul concetto “Chi sono?” partendo dalla consapevolezza di sé simulando situazioni di relazione con gli altri, ha concentrato l’attenzione sul “Cosa voglio?” e “Cosa posso fare per ottenerlo?”.
Oggetto di disamina è stato il tema del desiderio che muove il mondo, ma se il desiderio è illimitato, si deve comunque capire la misura che lo contiene non per inibirlo, ma per renderlo possibile nei limiti della sua realizzabilità.
Lungo il nostro percorso possiamo incontrare degli ostacoli tra cui la paura, la routine e le convinzioni limitanti. Sottospecie della paura il perfezionismo, la pigrizia e la procrastinazione: paura di non essere all’altezza, paura di non corrispondere alle aspettative, paura di deludere, paura di non saper godere del momento del successo.
Allora rimandiamo, sminuiamo, non riusciamo a capire che quel compito potrebbe aprirci prospettive diverse, ci impigriamo. Il perfezionismo sottende invece ad una doppia dimensione: ideale dell’io e reale dell’io.
Si tende pertanto ad un ideale ma se non si percorre una pratica si rimane nell’immaginario e quindi si teme il confronto precludendosi una possibilità di miglioramento, di crescita.
Spesso abbiamo paura del nuovo che tuttavia bisogna affrontare evitando di sopravvalutare gli aspetti negativi, l’autosvalutazione, il timore di mettersi in gioco perché non ci si sente capaci o all’altezza. È necessario aver fiducia in se stessi, credere nelle proprie capacità, accettare il successo, sentirsi adeguati e acquisire consapevolezza del fine ultimo al quale sono dirette le nostre azioni che ci consentono di costruire la nostra felicità indipendentemente dalla volontà degli altri.
La felicità è una costruzione continua raggiungibile nelle relazioni e da qui l’esigenza di mettersi nella condizione di imparare ad imparare, accettare sfide, dare valore all’impegno, non accontentarsi dei benefici effimeri, allenare costantemente le nostre capacità intellettive ed avere la capacità di aprirci al mondo.

Lina Latelli Nucifero