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Zone rosse, Boccia: “Aprire tutto non è contemplato”

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ministro Boccia

“Aprire tutto non è contemplato, ci porterebbe al primo gennaio 2020 e non ci possiamo arrivare fino a quando non abbiamo la certezza che ne siamo fuori. Anche con il vaccino bisogna tenere in sicurezza tante persone”

Lo ha detto Francesco Boccia nel corso di una audizione alla Camera facendo riferimento alle misure adottate per arginare il coronavirus e alla suddivisione delle regioni in zone rosse, arancioni e gialle.

“Riduciamo il contagio e i luoghi del contagio e poi valuteremo le diverse condizioni territoriali”, ha spiegato il ministro delle Regioni, ribadendo comunque che un lockdown nazionale “oggi non è più riproponibile”.

Quanto ai parametri usati per la classificazione a zone dell’Italia, Boccia ha detto che “sono gli stessi su cui la cabina di regia ha lavorato da maggio a oggi e continuerà a farlo. Sono indicatori a garanzia della tutela della salute di tutti noi, sono oggettivi. Ieri c’è stata una richiesta comprensibile per un confronto su questi indicatori, ma il confronto avviene ogni settimana. Se viene fuori una valutazione scientifica sui parametri bene, ma non posiamo politicizzare i parametri”. “Questo approccio è la nostra forza, un approccio differenziando le misure a seconda delle esigenze territoriali secondo un principio di adeguatezza e proporzionalità, costruendo percorsi che portano cittadini e imprese a fare i sacrifici minori possibili. Continuiamo su questa strada”, ha aggiunto.

Boccia ha poi ricordato che “il modello per la ‘zonizzazione’ dell’Italia “è nato con il decreto di aprile, questa è la 26/esima settimana di utilizzo di quel modello. Non è nato il 3 novembre, ma mesi prima perché la fase di graduale riapertura l’abbiamo gestita con massima cautela nonostante le spinte per riaperture immediate”.

“Il 20pc di terapie intensive e il 40pc di posti letto in area medica sono da non superare. Nella prima ondata avevano caratterizzato l’allarme rosso, oggi non sono da allarme rosso. Vanno tenuti in considerazione ma non sono in allarme rosso come a marzo, aprile, maggio”.

“Una riflessione seria sull’organizzazione delle reti sanitarie non può prescindere da questi numeri”, ha sottolineato il ministro delle Regioni aggiungendo altri dati: “Abbiamo consegnato 2mld di materiale consumabili, 1mld 829mila mascherine, guanti, tamponi, testi antigenici, sierologici, tute, oltre 4mln di visiere. E 900mila unità di materiali non consumabili, termometri, saturimetri fino ai ventilatori, 5471”. .