110 anni fa il devastante terremoto di Messina e Reggio Calabria

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Immagini del terremoto di Messina e Reggio Calabria 1908

28 dicembre 1908. Gli abitanti di Messina e Reggio Calabria vengono sorpresi da un devastante terremoto di magnitudo 7.1 della scala Richter. Saranno circa 120.000 i morti tra le due città.

 

Sono le 5.21 del mattino di lunedì 28 dicembre 1908, esattamente 110 anni fa. L’Italia sta dormendo. All’estremo meridione della penisola Messina e Reggio Calabria sono svegliate da un terribile boato: è il terremoto di Messina e Reggio Calabria, quello che passerà alla storia come la più grande sciagura naturale in Europa per numero di vittime a memoria d’uomo.

37 secondi di terrore

Il tremendo sisma dura 37 secondi, 37 infiniti secondi che distruggono le due città, tra le più grandi e importanti del Sud Italia.
Reggio Calabria e la Calabria si ritrovano a vivere lo stesso incubo vissuto soli tre anni prima con il terremoto del 1905 che aveva causato 557 vittime tra Cosenza e Nicotera e a appena quattordici mesi prima con l’altro violento sisma che la sera del 23 ottobre 1907 aveva sorpreso Reggio e i piccoli centri di Sant’Ilario dello Ionio, Bovalino, Bianconovo, Africo, San Luca, Sant’Eufemia d’Aspromonte e Maropati causando 167 morti.
Due terremoti forti, disastrosi e mortali, ma che risultano nulla in confronto a quello che sveglia Reggio Calabria e Messina quella notte funesta del 28 dicembre 1908.

Immagini del terremoto di Messina e Reggio Calabria 1908

Il terremoto e il maremoto seguente

La magnitudo Richter fu di 7.10, pari al grado XI della scala Mercalli. Difficile dare un dato esatto delle vittime. Circa la metà della popolazione complessiva delle due città perì nel crollo delle case e degli edifici – in moltissimi i sorpresi ancora tra i caldi piumoni – e a causa del successivo maremoto che dette il colpo finale alla tragedia. Si contarono oltre 50.000 morti a Messina su una popolazione di 147.000 abitanti e circa 25.000 a Reggio Calabria su 77.000 abitanti. In totale tra città e provincia si stimano circa 120.000 morti. Distrutti dallo tsunami – come si cominceranno a chiamare i maremoti sul finire del XX secolo – furono gli abitati di Catona, Gallico, Bagnara, Campo Calabro e Pellaro.

Immagini del terremoto di Messina e Reggio Calabria 1908

I palazzi e le chiese crollate

Migliaia di cadaveri, data l’impossibilità di una degna sepoltura e le continue scosse di assestamento – circa 200 nei giorni seguenti, fino al successivo mese di marzo –, furono ammassati e arsi. Altrettanti allineati sul lungomare.
A Reggio gravemente danneggiate furono le caserme e gli ospedali. Distrutti nella città calabrese la Real Palazzina, il Duomo, il palazzo municipale e villa Genoese-Zerbi. A Messina crollano il palazzo dei Tribunali, il palazzo municipale e il Duomo.

La mobilitazione dei soccorsi

I soccorsi arrivarono da tutta Italia e si mossero anche dalla Russia, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla Svizzera e dalla Norvegia – a Reggio due vie sono tuttora conosciute con i toponimi di villini svizzeri e villini norvegesi per ricordare e ringraziare le costruzioni elvetiche e scandinave donate dopo il terribile terremoto. La cronaca racconta che queste abitazioni da provvisorie diventarono definitive per oltre un secolo.
La notizia dell’ecatombe raggiunse Roma soltanto il giorno seguente. Il 30 dicembre in Sicilia arrivarono anche il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena del Montenegro.

Immagini del terremoto di Messina e Reggio Calabria 1908

Una tragedia senza fine

La catastrofe generò innumerevoli episodi di sciacallaggio: per sopravvivere in tanti si trovarono costretti a rubare tra le case distrutte e in molti furono condannati e fucilati praticamente seduta stante. Lo stato d’assedio durò per mesi.
Ci vorranno lunghi decenni affinché le due città si risollevassero dall’immane tragedia.
Il museo regionale di Messina conserva tutto il materiale storico e architettonico recuperato dalle macerie dei palazzi, delle chiese e dei musei distrutti quella notte del 28 dicembre 1908 che lega a doppio cappio le storie delle due città dello stretto.

Antonio Pagliuso

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