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«Chi vò acquistare inimicizzia cumu ‘mpresta dinari e riprìndi vizzi»

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«Chi vò acquistare inimicizzia cumu ‘mpresta dinari e riprìndi vizzi»

«Per chi vuole acquisire inimicizia è sufficiente prestare denaro o correggere comportamenti errati»

Forse è un volgarizzamento vernacolare della sapienza biblica: amo leggerlo in questo modo!

L’esortazione che ci rivolge Paolo, in Romani 13:8, a non avere alcun debito se non quello dell’amore è un potente promemoria dell’avversione di Dio per tutte le forme di debito che non vengano estinti in modo tempestivo (cfr. anche Salmi 37:21), benché il buon Gesù abbia insegnato ai suoi discepoli questo principio: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10:8).

Le conseguenze!? Eccone una di un nostro testis interretialis: «non so più cosa fare. È successo che, colui che pensavo fosse il mio migliore amico, s’è trovato in un momento serio di difficoltà economiche. Aveva perso il lavoro e a casa non aveva nessuno che potesse aiutarlo. Io non ci ho pensato due volte e gli ho dato una mano. Gli ho prestato dei soldi, per me al momento non era un problema: quindi mi è sembrata la cosa più naturale al mondo. Dopo un po’ di tempo abbiamo iniziato a vederci sempre di meno, non mi chiamava mai e quando lo cercavo io non si faceva trovare, gli ho scritto diversi messaggi e inventava sempre delle scuse. Ora è quasi un anno che non ci vediamo e io non ho più rivisto i miei soldi».

Insomma, persa l’amicizia mentre il salvadanaio se n’è andato pure a strabenedire. Quanto alla correzione, beh, anche quella è evangelica: ha delle condizioni, però! Richiamare il fratello che sbaglia non è affatto un atto di protervia nei suoi confronti, a meno che non lo si faccia con spirito di autoritarismo tale da umiliarlo e sottometterlo, e anzi in certi casi omettere al rimprovero costituisce una grave lacuna all’amore fraterno della quale siamo responsabili davanti a Dio.

Tuttavia, è spesso infelice a livello di quotidianità: perché!?

Semplice: non è raro che si aprano scenari di lesa maestà e da qui le distanze si fanno successivamente lontananze. Il dialetto non mente sulle storture della nostra mente, già!

Prof. Francesco Polopoli