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Come ha fatto un cocktail a curare la malaria?

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Il gin, che da qualche tempo attira sempre di più l’attenzione di professionisti e consumatori ha origini antiche e nasce per combattere una terribile malattia: la malaria

Nel XVII secolo, infatti, per la prevenzione e il trattamento della malaria si somministrava alle truppe inglesi il chinino, diluito con acqua e ammorbidito con gin per confonderne il sapore amaro.

In seguito, l’acqua fu sostituita, prima dalla soda e poi dall’acqua tonica – dando origine al celeberrimo gin tonic, che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
Tuttavia, devi sapere che le sue origini risiedono in Olanda, e che furono anche stavolta gli inglesi a decretarne il successo.

I primissimi proto-gin, però, sono stati prodotti in Italia, a Salerno, presso la Scuola Medica Salernitana.

Questi medici condussero i primi esperimenti, dove l’alcol base veniva distillato assieme al ginepro; non si doveva ottenere una bevanda ludica, ma creare una vera e propria… medicina!

Nell’elenco dei medicamenti di Salerno, infatti, compaiono De aqua ardente facenda e De vino flegmagogo et sic de aliis humoribus.

Successivamente, venne modificato in Olanda – a metà Seicento – da un docente di medicina dell’università di Leyde, Franciscus de la Boe, che lo ribattezzò come Genever.

Dapprima lo sperimentò come medicinale dalle proprietà diuretiche e contro l’affaticamento renale; successivamente, invece, venne adottato per curare i soldati olandesi durante le guerre nelle Indie Orientali.

Grazie agli scambi commerciali navali, a questo punto, il gin arrivò in Inghilterra.

All’epoca, serviva un’autorizzazione reale per distillare.

Dal 1688, Guglielmo d’Orange, per incentivare la produzione nazionale di gin, proibì l’importazione delle acquaviti straniere, in particolare di quelle francesi.

Fu un passo importantissimo per l’inizio del successo di questo distillato.

La liberazione del prodotto creò dei problemi di ordine sociale; così, il parlamento britannico, impose il Gin Act, una tassa per gallone di gin prodotto e una viva licenza per distillare.

In realtà, l’unico risultato ottenuto fu la proliferazione di distillerie illegali, che producevano alcol tossico, e numerose taverne in cui si consumava questo pessimo prodotto.

Il parlamento inglese, allora, decise di cambiare rotta e impose l’utilizzo di alcol puro di origine cerealicola per la produzione di gin.

Essendo puro – cioè privo di testa, coda e altri esteri della distillazione – poteva avere più di una distillazione e poteva essere aromatizzato con i botanicals.

Questa nuova regolamentazione diede avvio ai Gin Palaces: eleganti locali, frequentati dall’alta borghesia londinese, che soppiantarono le taverne illegali.

In questi posti si diffuse l’abitudine di bere gin aromatizzato con bitter, agrumi, oppure diluito con acqua, soda e, ovviamente, acqua tonica.

Ma come si arriva al gin?

Si distillano cereali vari, e si aromatizza principalmente con bacche di ginepro e altre piante officinali.

Attualmente, la maggiore produzione avviene in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma esistono prodotti di qualità eccellente anche in Italia (basti pensare al Bar Master Gin e al Gin Puro!).

Ci sono due metodi che ti permettono di ottenerlo: il primo è tramite infusione, che ti permette di distillare nuovamente l’alcol di base con i botanicals immersi; il secondo, invece, è il racking, e si ottiene con un alambicco in cui viene posizionato un cestello all’interno della caldaia contenente i botanicals, che poi verranno attraversati dal vapore alcolico, rilasciandone gli aromi.

Ma quali sono questi botanicals?

Essi vengono selezionati tra coriandolo, cardamomo, bacche di ginepro, finocchio, angelica, mandorle, scorze di limone o arance, semi di cumino, radici di iris, grani del paradiso, bacche di Cubeba, liquirizia, ginestra… puoi ben capire quanta varietà si possa ottenere di conseguenza!

Giusto per permetterti di capire meglio l’evoluzione del prodotto nei secoli ti parlerò di come è possibile ottenere drink completamente diversi tra loro cambiando solo la parte alcolica, mettete in un bicchiere una fetta di lime o di limone e versate il distillato, poi riempite di ghiaccio ed allungate con 1 bottiglietta monodose di vetro di acqua tonica e sentirete la differenza.

Puro & Tonic

1 fetta di lime o limone
2,5 cl Gin Puro 56,3°
1 bottiglietta di Acqua Tonica (Schweppes o Acqua Brillante o Fever Tree)
Ghiaccio

Il drink ha una struttura imponente, per questo abbiamo ridotto la quantità di gin a causa della sua gradazione alcolica così importante, il profumo sarà fresco ed agrumato con note di erbe e spezie ed al palato risulterà secco e ben bilanciato lasciando la bocca pulita e soddisfatta e piacevolmente sorpresa per la complessità del gusto.

Krtanebet Botanicals & Tonic

1 fetta di lime o limone
4 cl Kranebet Botanicals 40°
1 bottiglietta di Acqua Tonica (Schweppes o Acqua Brillante o Fever Tree)
Ghiaccio

Il drink ha una struttura equilibrata e con uno spiccato profumo di ginepro e piante officinali visto che il Kranebet nasce proprio come rimedio medico, al pari dei protogin, per favorire il riequilibrio del processo digestivo, al palato risulterà abboccato e ben bilanciato lasciando la bocca pulita e soddisfatta e piacevolmente sorpresa per la complessità del gusto.
Come avrai visto pur essendo i prodotti utilizzati così diversi tra loro il risultato finale sarà molto simile per quanto riguarda il piacere di berlo, con piccole sfumature legate alle ricette degli alcolici; ed è proprio qui che si misura la capacità di chi ti prepara i drink, riuscire ad arrivare sempre al giusto equilibrio e armonia.

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