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M’ha fhatt’ ‘o spìardu!

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fantasma

«Me l’ha fatta il fantasma!» Così erano soliti affermare taluni, in passato, persuasi di avere avuto un incontro con qualche presenza sinistra

Ad avere la disdetta, o il privilegio, d’incontrare dei «ghosts» erano nella stragrande maggioranza dei casi certe persone anziane, piuttosto sempliciotte, che si trovavano, per un motivo o per l’altro, a percorrere in determinate ore della giornata, qualche strada solitaria.

Lo scenario può evocare il cuore debole di un Don Abbondio, quando s’imbatté in quei due brutti ceffi, ma sorvoliamo sulle pagine manzoniane, in questo as-saggio dialettale. Nelle serate invernali, quando la famiglia si raccoglieva intorno alla «vrasèra» o presso il focolare, i racconti horror occupavano sovente un posto di primo piano. E allora sì che le gambe facevano Giacomo Giacomo! La situazione peggiore era sicuramente di chi aveva maggiore fifa blu, indubbiamente!

A proposito, nel nostro vernacolo, è in uso un’espressione alquanto singolare: «si spagna di l’umbra sua!» («Ha timore della sua ombra»). A dire il vero questa è il residuato di una locuzione classica: «umbram suam timet», che ha il medesimo significato del nostro modo di dire.

In latino abbiamo anche, col medesimo valore, «umbras timere aver paura delle ombre» (Cic., Epistulae ad Atticum, 15, 20, 4; cfr. anche Prop.  El. 2, 34, 19), un’azione che Seneca (De ira, 2, 11,6) dice tipica dei bambini; una ulteriore espressiva variante si ha in Giovenale (Sat. 10, 21) «et motae ad lunam trepidabis harundinis umbram», ovvero «tremerai anche per l’ombra di una canna che si muove alla luna».

Al di là di un topos collaudato tra ieri ed oggi nessuno può smentire il fatto che in non poche occasioni lo «spaghetto ti abbia cucinato, eccome!»: il punto è che questa tremarella, a differenza di un buon pasto, produce un’incontrollabile cacarella. Ed il «Plasil», in queste circostanze, non giova, assolutamente no!

Prof. Francesco Polopoli