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«Nd’ha llincchjut’ ‘u cùarnu!»

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«Ne ha riempito il corno!»: locuzione che si usa per significare che uno ha fatto conoscere, diffondendola in modo capillare, una notizia che era destinata ad appartarsi con discrezione

Da un’analisi parziale, sul piano paremiologico, ho avuto modo di constatare che ci sono altre espressioni sinonimiche per definire lo stesso concetto: «amprar’ i panni allu suli» («mettere ad asciugare i panni al sole») che si adopera, figuratamente, ad esempio, con l’accezione di “far conoscere agli altri le cose che sarebbe bene venissero tenute celate”; oppure, «nd’ha jjittatu’ ᾿u bandu» («ne ha diffuso le news come se si fosse avvalso dell’opera d’un banditore»),  magari «ccu lla trumba di Guidu», che è stato l’ultimo strillone storico della nostra Sambiase; o ancora, «᾿un tteni lli ci’ciciari!» («non sa tenere un cece in bocca») che si esprime sul conto di chi non sappia mantenere un segreto e che, non appena viene a conoscenza d’una nuova che sia un po’ ghiotta ed accattivante, smania per la fregola di strombazzarla ai quattro venti.  Il segreto di Pulcinella, praticamente!

A proposito, visto che è caduto a fagiolo, perché su una cosa riservatissima si mette il nome di questa nota maschera napoletana? Beh, com’è risaputo, la commedia dell’arte era basata sulla riproposizione di canovacci (o scenari), dove erano omesse le battute, liberamente interpretate dai personaggi presenti nella storia.

Lo schema narrativo era presente, intendiamoci: c’era assoluta libertà espressiva, tutto qui, e non è poco! Nel nostro caso, a farla breve, un tal dei tali si confidava con il nostro Pulcinella, rivelandogli una confidenza piuttosto personale e chiedendogli di giurare di non parlarne mai con nessuno; e lui che faceva, da ciarliero, quale era!?

Disattendeva la richiesta, rivelandone il contenuto a qualcun altro cui chiedeva, però, di non farne parola con nessuno. Insomma, questa situazione finiva per ripetersi fino a quando tutte le persone coinvolte non sarebbero venute a conoscenza della cosa, benché fingessero di non saperne niente.

Morale? Tutti sanno, ma fanno finta di non sapere. Ci è estraneo questo comportamento, mi chiedo!? Quante volte ci si dice: «tu mbùllati ᾿u mussu e fa fhinta ca ᾿un t’ aju dittu nenti»: il teatro, aprendo i sipari cittadini, si ripropone nel cocozzaio di questi rimbalzi, persino nei nostri quartieri.

E quanti Pulcinella ci sarebbero da assumere, mi sa, che ne pensate!?

Prof. Francesco Polopoli