don Pietro Ardito, un liberale in talare

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Sacerdote, patriota, esteta, poeta e critico letterario, è stato un intellettuale moderno nella Nicastro del XIX secolo.

Ardito da ragazzo

Pietro Ardito nacque a Nicastro (ora Lamezia Terme) il 16 agosto 1833 da Pietro e Mariantonia Torcasio, secondo di cinque figli. Rimasta precocemente vedova, la madre ebbe il sostegno materiale e morale del fratello prete, don Michele Torcasio, il quale si accorse subito del talento del nipote e favorì i suoi studi, facendolo iscrivere al seminario cittadino, dove conobbe il sacerdote liberale e intellettuale Carlo Maria Tallarigo e il futuro filosofo Francesco Fiorentino. Fu ordinato presbitero nel 1857 dal vescovo Giacinto Maria Barbieri, con l’incarico di insegnare grammatica e letteratura italiana nel seminario (1850-1860). Nel 1860 il Barbieri dovette chiudere il seminario di Nicastro perché gli studenti erano tutti filo-garibaldini e di idee liberali mentre lui era di idee borboniche e reazionarie.

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Il clero nicastrese e il Risorgimento

Ardito si formò nel sacerdozio presso il seminario di Nicastro, il quale, già dal 1700, oltre ad essere l’unica scuola della città, si era aperto alle idee illuministiche e liberali. E questa posizione era unica nel panorama della formazione religiosa calabrese.

il vescovo Giacinto Maria Barbieri (1854 -1881)

L’episcopato meridionale infatti, dopo il Concordato del 1818 (De utiliori) siglato fra Chiesa Cattolica e la dinastia borbonica ritornata al trono di Napoli grazie alla Restaurazione del 1815, era tutto fedele al monarca, in quanto esso aveva diritto di scelta e nomina dei vescovi nel suo regno. Sicché i due vescovi di Nicastro che governarono durante il Risorgimento nazionale, Nicola Berlingeri (1825-1854) e Giacinto Maria Barbieri (1854 -1881), si preoccuparono di tenere sotto controllo la formazione dei seminaristi, richiamando più volte alla disciplina ecclesiastica il loro clero affinché professassero fedeltà alla autorità papale e statale.

La prima incarnata nei pontefici Gregorio XVI (1831-1846)Pio IX (1846-1878)  i quali avevano condannato più volte il socialismo, il liberalismo, il modernismo, la democrazia e il libero arbitrio, la seconda incarnata nella dinastia dei Borboni che avevano promesso e poi revocato la concessione della Costituzione (1848) impedendo di fatto non solo lo sviluppo di un una proto-forma di democrazia, ma anche e sopratutto la volontà di bloccare possibili processi per la modernizzazione del loro regno vessato da privilegi di tipo feudale, tasse e immobilismo tecnologico e culturale (eccetto l’area del napoletano).

L’ex seminario vescovile, oggi sede della Biblioteca e del Museo della diocesi di Lamezia Terme.

Il clero nicastrese  dunque si distinse in quanto ebbe esponenti di spicco nelle locali sette carbonare o massoniche, le quali propugnavano l’Unità nazionale e un progetto di riforma per una chiesa più evangelica, povera, vicina ai deboli, spoglia dei privilegi e del governo temporale, facendo circolare queste idee oltre che con l’insegnamento anche con opuscoli e giornali fatti entrare di nascosto in seminario. Ecco perché nel 1848 e sopratutto nel 1860, quando vi erano 130 seminaristi, la maggioranza di quest’ultimi andò volontaria a sostenere il movimento unitario con Francesco Stocco prima e Giuseppe Garibaldi dopo.

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L’impegno intellettuale a Spoleto

Anche a causa delle sue idee liberali l’Ardito sostenne altri esami di abilitazione all’insegnamento che superò brillantemente e fu quindi inviato ad insegnare presso un istituto tecnico a Spoleto (PG), con gli amici conosciuti in seminario Tallarigo e Fiorentino (che aiuterà nel 1865 facendogli campagna elettorale per la sua elezione al Parlamento)Ardito a Spoleto, sempre a causa delle sue idee liberali, sarà sospeso a divinis assieme a Tallarigo dall’arcivescovo della città umbra, monsignor Giovanni Battista Arnaldi.

Nicastro nel 1847

Qui Ardito scrisse la maggior parte delle sue opere, che spaziano dalla politica, alla critica letteraria, alle traduzioni, a sue poesie (Poesie e versioni poetiche del 1879). L’opera più famosa di questo periodo è un saggio filosofico di estetica dal titolo Artista e Critico che egli presentò agli esami di abilitazione per insegnare all’università di Napoli nel 1885 (nella Commissione figurava anche Fiorentino).  A ricordo dell’amico filosofo scomparso due anni prima nel 1886 pubblicò lo scritto Francesco Fiorentino: memorie e impressioni, mentre nel 1875 curò una edizione critica di un suo antenato, vissuto nella prima metà del Seicento, certo Pietro De Ardito che scrisse Prose e poesie di Pietro De Ardito.

Lapide commemorativa di Ardito posta sulla facciata della casa natale a Lamezia Terme – Nicastro

Il ritorno a Nicastro e la morte

Ma per amore della madre, che richiese fermamente la sua presenza, rinunciò alla carriera accademica  a Napoli e ritornò a vivere a Nicastro nel 1887, dove fu nominato direttore del Ginnasio cittadino insegnandovi al contempo lettere. Per la sua cultura notevole, fu elevato alla dignità di Decano del Capitolo della Cattedrale. Ma subì anche l’onta della censura per le sue idee liberali mai rinnegate nel 1888 allorquando giunse a Nicastro come vescovo coadiutore di Barbieri monsignor Domenico Valensise, dalle idee contrarie alle sue, e che combatté contro le idee propugnate dal giornale fondato dall’Ardito, Il Risorgimento fino a commutare la scomunica (24 ottobre 1899). Per la sua produzione letteraria, filosofica e politica ebbe diverse onorificenze: nel 1879 Cavaliere della Corona d’Italia dal Consiglio d’Istituto del Ginnasio di Spoleto e nel 1885 per iniziativa del Ministero dell’Istruzione, Regio Ispettore degli scavi e dei monumenti “pel Circondario di Nicastro”Prima di morire improvvisamente a soli 56 anni il 21 maggio 1889 alle h 18.15, ebbe il tempo di pubblicare il libro di storia Spigolature Storiche della città di Nicastro, dove contribuì non poco a trasmettere agli studiosi locali del futuro ricche e utili informazioni sulle origini e gli avvenimenti storici di Nicastro. Il suo corpo fu tumulato nella Cappella dei membri della Confraternita della Addolorata nel cimitero di Nicastro. 

Il ricordo postumo

Alla sua memoria fu posta una lapide commemorativa alla sede del Ginnasio, allora sita in via Lissania, mentre solo nel 1953 l’amministrazione Comunale di Nicastro pensò di affiggere una lapide commemorativa presso la sua abitazione natia, ancor oggi presente. Ad oggi al sacerdote sono intitolate a Lamezia una via, una scuola secondaria di I grado, un’associazione culturale dal 1995, un premio letterario dal 2004, mentre una via è presente anche a Firenze.

Matteo Scalise

 

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