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La riscoperta dell’anima dei luoghi

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Sotto la lente - Mara Larussa

Ad occhi chiusi, immobile nel corpo, essere lì, altrove e ovunque.

Il naso affondato nella siepe odorosa dei gelsomini bianchi di maggio, preludio d’estate e di fiere, e poi a sollevar il grande tappeto di foglie suonanti del Ginkgo Biloba, alla ricerca della foglia d’oro perfetta, da conservare nei libri e nel tempo, e ancora tra i rovi spinosi e polverosi a cogliere il caldo e le more succulente, tra i fichi d’India e l’erba alta, spigata e secca.

Poter essere in tutti i luoghi, ma al momento in nessuno di questi, eppure l’anima del regno naturale è entrata in ognuno di noi, trasformando un posto qualsiasi in un luogo dell’anima.

Che lo si chiami rifugio del cuore, oasi di pace interiore, paradiso terrestre, ognuno di noi ne ha uno e più di uno: quello è il luogo in cui, a qualsiasi età, in qualsiasi stato e stagione della vita, poter tornare col solo battito di ciglia.

E nel catalogo interiore scegliere dove ritornare e cosa rivivere, stimolati dal bisogno.

Dal bisogno di essere se stessi e stare con se stessi.

Il potere della mente e l’anima dei luoghi.

Lì sono entrambi presenti.

Il genius loci, il carattere proprio che un posto trasmette, l’energia invadente che colpisce soltanto chi è predisposto e affine a quella natura, tanto da farla propria e riviverla negli odori, nelle luci e nella piacevolezza ogni qualvolta lo si comandi alla mente.

Una visione animistica della natura, per alcuni fatta di dei e demoni, per altri di emozioni e sensazioni, comunque viva e trasmittente.

Il luogo dell’anima lo senti, lo annusi, lo riconosci ed e’, come scriverebbe Alda Merini quel posto “nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età”.

E allora, perché non perdersi ancora in quei luoghi?

Se non altro, per ritrovare se stessi.

Meme della settimana: riprendere a viaggiare nei luoghi prescelti dall’animo.

Mara Larussa