Leopoldo De Fazio, un genio incompreso a Serrastretta

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Poeta, giornalista e anarchico, De Fazio condusse una vita irregolare e avventurosa, culminata nella adesione al fascismo che lo deluderà moltissimo.

 

Leopoldo De Fazio nacque a Serrastretta (CZ) il 28 agosto 1865 da Giuseppe, farmacista e piccolo possidente terriero e Filomena Scalise, secondo di tre figli. I De Fazio ben presto si stabilirono nel casino di campagna in località Migliuso, dove Leopoldo trascorse la fanciullezza leggendo moltissimo grazie alla ricca biblioteca di famiglia e dove sviluppò una personalità orgogliosa, insofferente e libera.

Iscrittosi controvoglia a studi di ragioneria, si diplomerà a Reggio Calabria dove conoscerà i primi rudimenti di socialismo e anarchismo. Frattanto il fratello maggiore Michele decise di condurre i suoi studi universitari in  ingegneria a Roma e riuscì a convincere tutta la famiglia a trasferirsi con lui.

Leopoldo giunto nella capitale iniziò a fare il cronista per alcune testate giornalistiche di tendenza anarco -radicale o socialista quali L’Italia, l’Associazione Stampa, Il Bruscolo e l’Asino, grazie ai quali si inserì in importanti circoli politici e culturali e dove poté conoscere personalità insigni quali Luigi Bertelli (l’autore de Il giornalino di Giamburrasca), i poeti Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio, l’attrice teatrale Eleonora Duse e i politici Ricciotti Garibaldi (figlio di Giuseppe e di idee democratiche), Filippo Turati (fondatore del PSI) e sopratutto, di cui fu sincero amico, Felice Cavallotti (poeta, anarchico e fondatore del partito radicale nel 1904). Circa in questo periodo sposava Elodia Pagliusi, da cui ebbe un figlio, Gino, morto precocemente.

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De Fazio latitante politico

Nel frattempo nel 1876 l’Italia, da qualche decennio unita, subiva un cambio epocale di governo col passaggio dell’esecutivo dagli esponenti della Destra Storica alla Sinistra Storica con capo Agostino Depretis che inaugurò una politica trasformistica e reazionaria nell’ambito delle libertà civili, che trovò la massima espressione politica con i governi presieduti da un ex mazziniano democratico, poi convertitosi monarchico quale fu Francesco Crispi, il quale nel 1894 soppresse con la forza il movimento politico detto Fasci siciliani, che altro non erano che leghe di operai e contadini di ispirazione libertaria, anarchica e socialista che chiedevano diritti sociali. De Fazio era ormai da tempo a loro vicino politicamente e in veste di cronista documentò alcuni scioperi dei fasci siciliani, repressi con la violenza e il carcere duro per molti suoi partecipanti, internati presso il carcere di massima sicurezza ad Orbetello (Grosseto), dove il De Fazio, travestito, riuscì ad entrare in incognito per raccogliere testimonianze sulla detenzione inumana a cui erano soggetti i prigionieri e che documenterà nel libro I coatti politici (1894), fatto stampare dai suoi amici socialisti. Colpito da censura per questa pubblicazione, per sfuggire al carcere De Fazio si andò a nascondere nei boschi della Sila, dove visse fino all’amnistia concessa nel 1896 dal governo presieduto dal marchese Antonio Starabba di Rudinì, in compagnia di un avvocato di simpatie socialiste originario di Mesoraca (KR), Ugo Stranges.

In questo periodo di forzato esilio scrisse la maggior parte delle sue future raccolte poetiche. A causa di questa lontananza dalla famiglia il suo matrimonio con la Pagliusi naufragò e De Fazio ritornato a Roma conobbe la scrittrice e poetessa Nice Pucci (da lui poeticamente ribattezzata Nada) di cui si innamorò perdutamente tanto da andarsi a ritirare con lei nel vecchio convento di Grillo a Carlopoli (CS), dove ebbero un figlio, Ennio.

Serrastretta (CZ),oggi.

De Fazio poeta

La poetica del De Fazio risente molto degli ideali politici giovanili dell’autore, anarchici e socialisti che si riflettono nei suoi componimenti dove sono sviluppati i problemi sociali e di sottosviluppo della sua Calabria, avendo per modello stilistici Carducci e D’Annunzio (di cui fu molto amico personale). La poesia di De Fazio non solo denuncia ma è quasi compartecipe della condizione sociale e psicologica delle genti calabresi, oppressi da atavica povertà materiale e culturale, dai rapporti di lavoro ingiusti e caratterizzati dallo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri, in un contesto umano però in cui vigono ancora relazioni autentiche nonostante la miseria, la solitudine e l’angoscia.

Il metro adattato dal De Fazio infine è spesso molto musicale, con creazione stilistiche molto eteree, quasi mistiche, in cui riecheggiano voci occulte che percepisce solo l’anima del poeta, il quale in alcuni componimenti aventi per soggetti la natura, le piante divengono quasi umanizzate e sono metafore dei vizi e delle virtù degli uomini. Le opere poetiche di De Fazio sono Canti proletari (1910), Canzone Vegetale (1906), Collana di Nada (1910) tutte raccolte nel 1977 dal concittadino Giuseppe Mascaro in Poesie. Il De Fazio ebbe l’ammirazione per la sua opera poetica fra i tanti da parte di Michele Pane (che gli dedicò la poesia Il vento de la Sila), Vittorio Butera, Felice Mastroianni, Palmira Fazio Scalise.

Roma, inizio XX secolo

L’adesione al fascismo

nel 1900 il suo grande amore Nice Pucci morì sconvolgendo l’esistenza del De Fazio che per qualche tempo girovagò per l’Italia come un vagabondo sbandato. Morto il fratello Michele nel 1905, Leopoldo ne divenne erede delle sue proprietà a Serrastretta, in cui andò a vivere rinchiuso in casa a studiare. Ritornò a Roma dopo il 1910 e qui nel 1913 conobbe Benito Mussolini, allora brillante direttore del quotidiano socialista l’Avanti! e leader indiscusso dell’ala rivoluzionaria del PSI che fascino moltissimo il De Fazio, il quale reputò il maestro romagnolo l’unica personalità capace di concretizzare gli ideali socialisti radicali da lui vagheggiati fin dalla gioventù. Con la fondazione dei Fasci di Combattimento (1919), il De Fazio inizialmente ne fu contrariato, ma poi si convinse anche di questa “svolta” mussoliniana, patriottica e conservatrice, tant’è che il De Fazio nel 1922 presiedette l’inaugurazione e tenne il discorso per il Monumento ai Caduti della sua Serrastretta forse non solo nelle vesti di giornalista ma già tesserato al PNF.

Serrastretta, 1923. De Fazio con il Direttorio del PNF e il parroco.

Nel 1926 si stabilì definitivamente nel paesello natio dove, con l’introduzione della figura del podestà al posto del sindaco e della giunta comunale, ne divenne il primo, ma solo per due anni (1927-1929) invece dei quattro previsti. Nell’assumere l’ufficio si ripromise di portare Serrastretta nella modernità, ma riuscì solo a far costruire un acquedotto che servì sette fontane pubbliche e di far aprire la scuola Media del paese. Lasciò l’incarico precocemente in quanto nel frattempo il De Fazio rimase deluso da alcune accuse di varia natura contro di lui (quali di essere un concubino, di aver rubato soldi a privati cittadini e alle cassi comunali, di aver intascato tangenti su vendita di beni del comune, di aver fatto assunzioni di suoi amici senza concorso pubblico, di uso improprio dell’alloggio comunale, di coltivare amicizia con antifascisti locali e di aver avuto poca considerazione del direttorio fascista locale), lo spinsero non solo alle dimissioni, ma anche a vendere ogni sua proprietà a Serrastretta e a chiudere i rapporti personali con parenti e amici.

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La morte e il ricordo postumo

Ritornò nuovamente a Roma, dove si chiuse nel silenzio più assoluto, in uno scetticismo politico ed esistenziale molto grave. Povero e solo, morì quasi novantenne nel 1953 presso l’Ospedale San Giovanni. Come già accennato, il De Fazio cadde nell’oblio letterario. Ad oggi, oltre alla ristampa delle sue raccolte poetiche del 1977, il De Fazio è ricordato con l’intitolazione a sua nome della via dove nacque a Serrastretta.

Matteo Scalise

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